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Dialettica
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La mwcwdialettica è uno dei principali metodi argomentativi della mwdafilosofia. Essa consiste nell'mwdqinterazione tra due tesi o princìpi contrapposti (simbolicamente rappresentati nei mwdgdialoghi platonici da due personaggi reali) ed è usata come strumento di indagine della mwdwverità.
L'mweqetimologia deriva dai termini della mweglingua greca antica mwewdià-legein (cioè «parlare attraverso», ma anche «raccogliere») + mwfatèchne, ovvero "arte" del dialogare, e del riunire insieme.cite-ref-1[1]
Contents
• Socrate
• Platone
• Kant
• Hegel
• Gentile
• Sartre
• Note
• Testi
• Studi
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Le origini
L'origine di questo metodo nella discussione di tesi filosofiche può essere ritrovato già in mwhaZenone di Elea, il quale, sulle orme di mwhqParmenide, sosteneva la tesi dell'immutabilità dell'mwhgEssere confutando le antitesi degli avversari tramite una mwhwdimostrazione per assurdo. Egli usava cioè la dialettica quale strumento di mwiacontrasto che approda indirettamente alla mwiqverità sulla base del mwigprincipio di non contraddizione, ricorrendo ai mwiwparadossi.cite-ref-2[2]
Socrate
Un metodo simile si ritrova nei dialoghi mwlgplatonici, dove mwlwSocrate cerca di trovare le contraddizioni interne nelle mwmatesi dell'interlocutore, scomponendone le enunciazioni e raffrontandole con livelli più elevati del sapere. Il vantaggio iniziale lasciato all'interlocutore più debole è lo strumento dialettico mediante il quale si staglia più luminoso e conclusivo il parere del maestro.cite-ref-3[3]
Per esempio, nellmwng'mwnwmwoaEutifrone, Socrate chiede ad Eutifrone di dare una definizione di mwoqpietà.cite-ref-4[4] Eutifrone risponde che pio è ciò che è amato dagli mwpgDei. Socrate gli rinfaccia che gli dei sono litigiosi, e che i loro litigi, come quelli umani, riguardano gli oggetti di amore e odio. Eutifrone ammette che questo è infatti il caso. Perciò, prosegue Socrate, deve esistere almeno un oggetto che è amato da alcuni Dei, ma odiato da altri. Di nuovo Eutifrone assente. Socrate poi conclude che, se la definizione di pietà data da Eutifrone fosse vera, allora dovrebbe esistere almeno un oggetto che è allo stesso tempo sia pio che empio (giacché è amato da alcuni Dei, ma odiato da altri) - il che, ammette Eutifrone, è mwpwassurdo.
Questo modo di procedere nel ragionamento, partendo da una tesi e cercando di trovarne le mwqqcontraddizioni interne, è tipico della dialettica socratica, e si chiama mwqgmaieutica.cite-ref-5[5]
I Sofisti
Mentre il proposito di Socrate era una confutazione del falso sapere che implicava un'esigenza di elevazione morale,cite-ref-6[6] e di ricerca della mwtqverità,cite-ref-7[7] per i mwugsofisti la dialettica coincide invece con l'mwuweristica, ovvero l'arte di vincere nelle discussioni, confutando le affermazioni dell'avversario senza riguardo al loro intrinseco valore di verità.
Platone
mwxaPlatone è generalmente considerato il padre della dialettica. Per Platone, essa è lo strumento per eccellenza della mwxqfilosofia, essendo la via privilegiata per risalire dal mwxgmolteplice all'unità dell'mwxwIdea, che è l'origine e meta finale della mwyaconoscenza.
Platone interpreta mwygsocraticamente la dialettica, come riflessione sociale, svolta dal filosofo nel mwywdialogo con altri personaggi; e la identifica con la filosofia stessa intesa come espressione dellmwza'mwzqmwzgeros, che è il desiderio bramoso del sapere. Il meccanismo dialogico consiste nell'opera maieutica di un conduttore che pilota la discussione, e concede dapprima spazio alla tesi meno probabile per farla poi confutare, lasciando emergere a poco a poco quella giusta e portatrice di verità.
Per comprendere la dialettica, occorre premettere che le idee, secondo Platone, sono strutturate gerarchicamente, da un minimo fino a un massimo di “mwaaessere”; nella mwaqmwagRepubblica, in cima a tutte sta l'Idea suprema del mwawmwbaBene, mentre nel mwbqmwbgSofista le "Idee supreme sono cinque: Essere, Identico, Diverso, Quiete e Movimento. Proprio questa gerarchia permette la mwbwconoscenza, perché è il raffronto mwcadialettico tra realtà di diverso livello, tra ciò che sta in alto (essere) e ciò che sta in basso (non essere) a rendere possibile il sapere. Ad esempio bianco e nero rimangono termini contrapposti e molteplici sul piano mwcqsensibile; tuttavia, è solo cogliendo questa differenza di termini che si può risalire al loro fondamento e comune denominatore, cioè l'Idea di Colore. Non si può infatti avere coscienza del bianco senza conoscere il nero.
Pur non dando mai una definizione precisa di dialettica, si può dire che per Platone essa è al contempo un processo di "unificazione e moltiplicazione":cite-ref-8[8] da un lato la dialettica sale verso l'unità delle idee, dall'altro scende a definire e suddividere il molteplice, secondo un metodo sia mwdwmweadiairetico che mweqmwegdicotomico. Si tratta di due procedimenti complementari, che rispecchiano la natura stessa delle Idee che è quella di essere uniche in sé, ma anche di essere collegate tra di loro dando origine alle relazioni esistenti nel molteplice. La dialettica è quindi la ricostruzione logica di questi collegamenti che stanno a fondamento della realtà, ed è perciò la mwewmwfascienza per eccellenza.cite-ref-9[9]
Da sottolineare, però, che in Platone le mwggidee rimangono al di sopra della mwgwlogica dialettica: esse sono accessibili soltanto per via di mwhamwhqintellezione (Nóesis, Νόησις). Non sono dimostrabili, né ricavabili dall'mwhgesperienza sensibile. Come in Zenone, la dialettica non fa cogliere di per sé la verità, ma consente semmai di procedere alla confutazione degli errori e dei paradossi facendo uso della mwhwlogica di non contraddizione.
Aristotele
La dialettica di mwigAristotele deriva da quella socratica e platonica, ma viene interpretata diversamente. Secondo Aristotele, le premesse su cui i suoi predecessori ragionavano erano principalmente le mwiwopinioni, emerse ed analizzate col metodo del mwjadialogo;cite-ref-10[10] ed è a tal proposito che egli distingue la dialettica dall'mwkqanalitica (cioè dalla logica). Mentre quest'ultima studia la mwkgdeduzione che parte da postulati considerati autoevidenti per giungere a conclusioni logicamente coerenti (mwkwdimostrazione), la dialettica ha per oggetto i ragionamenti le cui premesse sono opinioni condivise (endoxa), non certe, ma probabili.cite-ref-11[11] La dialettica è perciò una logica del linguaggio non formalizzato, la cui conclusione è necessaria se rispetta il principio di non contraddizione e di identità.
Lo Stoicismo
Nello mwmgstoicismo la dialettica viene identificata nuovamente con la logica, come teoria dei segni che si riferisce alla mwmwrealtà, agli oggetti significati dalle parole. Essa è «scienza del vero e del falso, e di ciò che non è né vero né falso»:cite-ref-12[12] la logica cioè viene intesa non solo in senso mwoadeduttivo, ma anche mwoqipotetico, comportando un ampliamento di indagine del sillogismo aristotelico. Respingendo di fatto la distinzione tra premesse vere e premesse probabili, la dialettica diventa così la scienza del discutere rettamente, in conformità alle leggi universali del mwogmwowLògos. Questo nuovo approccio conduce all'elaborazione di formule complesse, sulla base di un insieme di proposizioni legate tra loro da operatori logici (quali ad esempio «se», «poiché», «e», «oppure»).cite-ref-13[13]
L'eredità di Platone: il neoplatonismo
La dialettica divenne quindi lo strumento filosofico usato dai mwqgneoplatonici, i quali ne diedero una definizione più esplicita rispetto a Platone:
«Cos'è questa dialettica che bisogna insegnare anche ai precedenti? È una scienza che dà la possibilità di dire
razionalmente
ciò che è ogni oggetto, in che differisce dagli altri e in che si accomuna, tra quali oggetti si trova e in quale classe; e quale cosa sia
essere
e quale invece sia il non-essere diverso dall'essere.»
(Plotino, Enneadi, I, 3, 4cite-ref-14[14])
La dialettica consente cioè di definire e classificare secondo logica ogni realtà, descrivendola non solo in sé stessa, ma anche in rapporto al suo contrario, cogliendo quella rete mwsgorganica di relazioni in cui è inserita. L'aspetto logico-razionale della dialettica ha quindi una valenza principalmente mwswnegativa, nel senso che permette di risalire alla mwtaverità di qualcosa, e in ultima analisi a mwtqDio stesso, tramite la mwtgconsapevolezza del suo contrario, ossia del negativo: il falso. Fu il metodo proprio della mwtwteologia negativa.cite-ref-15[15]
«[La dialettica] considera anche il
bene
e il suo contrario e le loro specie subordinate, definisce l'
eterno
e il suo contrario, procedendo in ogni caso scientificamente e non con l'opinione.»
(Plotino, Enneadi, ivi)
È la mwxwpolarità del mondo, costituita nell'ottica neoplatonica da due estremità opposte (mwyaUno e mwyqmolteplice, bene e male, essere e pensiero), che permette di stabilire un rapporto dialettico tra di esse, essendo l'una il negativo dell'altra. In tal modo la verità (assunta come il polo positivo) diventa definibile tramite il suo negativo, ovvero la falsità. Così anche il mondo sensibile e fenomenico, pur antitetico a quello intelligibile, è visto come suo "nunzio", e la materia, nella quale risiede la possibilità del male, non è condannata da Plotino come negatività assoluta; infatti, «il male esiste necessariamente, essendo necessario un contrario al Bene».cite-ref-16[16] È proprio tramite lo sviamento e l'errore che è possibile delimitare la verità; ad esempio dell'Uno va detto «quello che Egli non è, ma non diciamo quello che è. Diciamo di Lui partendo dalle cose che sono dopo di lui».cite-ref-17[17]
La polarità del mondo scaturisce per Plotino dal fatto che l'Uno stesso si struttura dialetticamente nelle mw0wipostasi via via inferiori (mw1aIntelletto e mw1qAnima) dando vita all'universo, ma rimanendo mw1gtrascendente rispetto ad esso. La dialettica dell'Uno ha quindi un carattere produttivo, cioè mw1wontologico, perché genera l'mw2aessere e la molteplicità.cite-ref-18[18] Ciò nonostante, il Dio plotiniano non perde la sua unità, perché resta al di sopra di tutto: nell'Uno infatti sono presenti in forma unita e indissolubile quegli elementi intelligibili del cosmo che esplicandosi nella realtà materiale giungono poi a separarsi tra loro.
La teologia neoplatonica mirava allora a ricucire, tramite l'uso della dialettica e della mw3glogica formale, quell'unità immediata di mw3wsoggetto e mw4aoggetto, mw4qspirito e mw4gmateria, che nel mondo mw4wsensibile appariva invece terribilmente frantumata in un dualismo insanabile. Torna in proposito la duplice valenza propria della dialettica platonica, che ha un carattere ora discensivo (dall'Uno alla materia), ora ascensivo (dal molteplice all'mw5aestasi), formando un mw5qcircolo. Come in Platone, tuttavia, la dialettica, pur essendo «la parte preziosa della filosofia»,cite-ref-19[19] non va esercitata in maniera fine a sé stessa, ma una volta approdata all'intelligibile «conclude la sua attività»,cite-ref-enn-i-3-4-20-0[20] abbandonando «a un'altra arte la cosiddetta mw7glogica che verte sulle premesse e sui sillogismi» esaminandone solo gli aspetti «necessari antecedenti dell'arte», e tralasciando quelli superflui.cite-ref-enn-i-3-4-20-1[20]
La concezione neoplatonica della dialettica ritornerà in mw9aAgostino e nei primi mw9qpadri della Chiesa, dai quali sarà intesa sia in senso ontologico per spiegare il movimento di mw9gprocessione interno alla mw9wTrinità, sia come mezzo razionale umano di elevazione alla mw-aVerità, ma che essendo basato sulle parole rimane pur sempre soltanto uno strumento.cite-ref-21[21] mw-qTommaso d'Aquino affiancherà alla dialettica il concetto di mw-ganalogia per chiarire come le relazioni dialettiche che intercorrono in quella scala ascendente che va dagli enti naturali fino a Dio, siano da intendere non in modo meramente logico, ma in chiave appunto mw-wmwaqaanalogica, cioè nel senso della mwaqesimilitudine. In seguito mwaqiCusano, i mwaqmfilosofi rinascimentali, e la successiva tradizione mwaqqmistica neoplatonica, insisteranno sul carattere circolare della dialettica, assimilata allmwaqu'mwaqymwaqceros, che sale ad unificare gli opposti in Dio, e nuovamente discende espandendosi nella molteplicità.
La scolastica: dialettica come arte liberale
Un significato diverso, anche se in parte derivato dalle dottrine precedenti, aveva assunto la dialettica nella mwaqofilosofia medioevale, dove era insegnata e praticata come una delle sette mwaqsarti liberali in cui si esercitavano i filosofi della mwaqwscolastica, in particolare come materia letteraria del mwaq0mwaq4trivio: essa era intesa alla maniera degli mwaq8stoici, come scienza del discutere rettamente, e tramite cui gli allievi imparavano le connessioni logiche tra i significanti e i significati. Gli autori presi a modello erano principalmente Aristotele, mwaraCicerone, mwareSeneca, mwariAgostino, e soprattutto mwarmBoezio.cite-ref-22[22] Col tempo, però, il termine «dialettica» assunse un significato peculiare, come sinonimo di razionalità: mwargdialettici erano detti infatti coloro che accettavano l'uso della mwarkragione come strumento di indagine della mwaroverità, o come guida in grado di avviare al sapere rivelato della mwarsfede; mwarwanti-dialettici erano invece coloro che riconoscevano come unica guida la mwar0teologia e i contenuti della fede, slegando queste ultime da qualsiasi criterio logico.cite-ref-23[23]
Kant
Sul finire del Settecento, mwasqKant, nel capitolo sulla mwasuDialettica trascendentale della mwasymwascCritica della ragion pura, dedicò nuovi studi alla dialettica, definendola come la logica dell'apparenza, che ha lo scopo di mettere in luce il carattere illusorio dei giudizi mwasgtrascendenti - concernenti l'mwaskanima, Dio e il mondo in quanto "totalità" - mettendoci in guardia contro l'inganno della mwasoragione, che dà luogo a mwassantinomie e, di conseguenza, all'inganno della totalità, l'illusione con la quale l'uomo tende a superare sul piano della mwaswconoscenza il mondo dei mwas0fenomeni per raggiungere il mwas4noumeno. Ma l'apparenza della dialettica, in quanto mwas8trascendentale, è connaturata alla ragione umana e quindi continua a dare l'illusione di essere vera anche quando se ne dimostri la falsità. La dialettica in Kant rappresenta lo studio e la mwatacritica di questa illusione naturale ed inevitabile.cite-ref-24[24]
Fichte e Schelling
La concezione kantiana della dialettica, intesa come esercizio mwatscritico di riconoscimento del proprio limite, venne ripresa dagli idealisti mwatwFichte e mwat0Schelling, i quali le attribuirono la capacità non solo di riconoscere, ma anche di creare o di mwat4porsi un tale limite. La dialettica diventa così lo strumento mwat8trascendentale in cui si articola l'attività dell'mwauaio, con cui il mwauesoggetto da un lato si auto-limita mwauiinconsciamente, ma dall'altro si accorge dell'errore insito nel senso comune, che lo portava a scambiare l'apparenza dei mwaumfenomeni per la vera realtà. Per Fichte infatti, la dialettica io/non-io ci fa prendere coscienza che il non-io non è una realtà assoluta, ma limitata e relativa all'io.cite-ref-25[25]
Come già per i mwaukneoplatonici, la dialettica rimane però solo un mezzo, con cui il mwauopensiero mira a ritornare alla propria origine annullandosi. Essa mantiene una valenza critica o mwausnegativa, perché non fa cogliere l'mwauwAssoluto stesso: se così fosse, il pensiero filosofico sarebbe creatore, poiché coinciderebbe con l'atto creativo dell'assoluto. La dialettica invece si limita a ricostruire per via teorica il processo con cui l'io crea il mondo.
Fichte introdusse così nella filosofia la sequenza «tesi, antitesi, sintesi»cite-ref-26[26] usando una terminologia ripresa da mwaviSchelling nell'opera del 1795 mwavmL'io come principio della Filosofia o sul fondamento della conoscenza umana; l'mwavqAssoluto, anche per Schelling, è mwavuintuibile logicamente solo per via negativa, tramite il rapporto dialettico tra i due mwavypoli, mwavcSpirito e mwavgNatura, in cui esso si articola: lo slancio creativo che conduce dall'Uno al molteplice è infatti mwavkinconsapevole (oggetto di studio della mwavomwavsfilosofia della natura, in cui si ritrova la mwavwpolarità dialettica dei fenomeni); il tentativo di acquisirne consapevolezza si ha nel cammino inverso (mwav0mwav4idealismo trascendentale) che si avvicina progressivamente all'assoluto senza tuttavia raggiungerlo mai del tutto, salvo che nel momento supremo dell'intuizione estetica (mwav8mwawafilosofia dell'arte), che ne coglie l'unità indifferenziata.cite-ref-27[27]
Hegel
Con mwawsHegel la dialettica si trasformò da strumento filosofico nel fine stesso della mwawwfilosofia. Diversamente dal neoplatonismo, Hegel assegnò alla dialettica una valenza mwaw0positiva, anziché negativa: mentre presso i neoplatonici la dialettica serviva a ricondurre alla mwaw4verità, ma quest'ultima ne restava al di sopra (a un livello mwaw8trascendente e ben distinto da quella), Hegel fece coincidere la verità con la dialettica, cioè col mwaxadivenire. Anche sul piano ontologico Hegel capovolse la prospettiva precedente: ora la dialettica non è più il processo con cui Dio negava (e occultava) sé stesso generando il mondo,cite-ref-28[28] bensì con cui mwaxuafferma sé stesso, giungendo a coincidere col mondo e con la storia.
Hegel concepiva l'mwayaessere (ossia la verità) mwayea posteriori, come mwayiimmanente o conseguente la razionalità conoscitiva: la contrapposizione logica esistente tra un concetto ed il suo contrario, anziché essere ricondotta ad un'unità originaria, per Hegel precede la loro esistenza, ne diventa la condizione ontologica. Egli in un certo senso riprese mwaymEraclito affermando che ogni realtà scaturisce dal suo opposto: ad esempio, l'atto conoscitivo o mwayqgnoseologico che mette in rapporto dialettico X con Y, diventa anche un atto mwayuontologico.cite-ref-30[30] In tal modo egli rinnegò la mwayologica formale di mwaysnon-contraddizione, che era quella classica e lineare enunciata da mwaywAristotele, in favore di una nuova logica "sostanziale", che è insieme forma e contenuto. Per Hegel, nella sintesi finale ogni realtà è al tempo stesso il suo contrario: X coincide con Y, il nero coincide col bianco. Non ci sarebbe quindi bisogno di rifarsi a un principio trascendente: bianco e nero, nel nostro esempio, non scaturiscono da una superiore e comune Idea di Colore, ma scaturirebbero l'uno dall'altro, per dare luogo soltanto alla fine, attraverso la loro contrapposizione, all'Idea che li comprende. Ciò avviene secondo un procedimento a mway0spirale caratterizzato dalla cosiddetta triade: tesi, antitesi e sintesi;cite-ref-31[31] conosciuti anche come i tre momenti dellmwazi'«mwazmin sé», «mwazqper sé», e «mwazuin sé e per sé».cite-ref-32[32] L'Assoluto non ne è all'origine ma alla fine, e scaturisce dalla mediazione dei due termini contrapposti.
In virtù di questo movimento triadico, l'mwazsEssere («mwazwtesi») non è più concepito come statico e autonomo ma, dovendo venir giustificato, trapassa nel mwaz0divenire, diventando non-essere («mwaz4antitesi»): la contraddizione tra essere e non-essere viene però superata dal momento della «mwaz8sintesi», che è a sua volta la mwaaanegazione della negazione (il divenire). Il non-essere, così, non è la negazione dell'Essere, ma un passaggio verso la sua affermazione.cite-ref-33[33]
Le critiche di Schelling, Kierkegaard, Nietzsche
Questo modo di intendere la dialettica fu contestato in particolare dall'ultimo mwaasSchelling, secondo cui Hegel scambiava per oggettivo ciò che invece è soggettivo: è la nostra percezione degli oggetti a scaturire dalla loro differenza e diversità, non gli oggetti stessi. Nel nostro esempio, la percezione soggettiva del bianco (X) scaturisce dal raffronto col nero (Y), ma non si può dire per questo che il bianco stesso scaturisce oggettivamente dal nero. Il pensiero dialettico può stabilire teoricamente il modo in cui qualcosa può esistere, ma non può sostituirsi all'Assoluto creatore.
Schelling concordava sul fatto che le contraddizioni della dialettica sono molto importanti, perché esse sono la molla del mwaa0divenire, la ragione per cui mwaa4Dio si fa mwaa8storia e sconfigge le tenebre presenti nel Suo stesso fondo oscuro; ma questo per Schelling non vuol dire che siccome le contraddizioni sono importanti allora non c'è alcun bisogno di evitarle. Esse sono pur sempre un limite, rappresentano un elemento mwabamwabenegativo, a cui è chiamata a fare da contraltare una mwabifilosofia positiva.cite-ref-34[34]
Anche mwabkKierkegaard obiettò che la dialettica hegeliana riconciliava illusoriamente le contraddizioni della realtà nel momento della sintesi. Secondo Kierkegaard, tesi e antitesi non possono logicamente convivere in un mwaboet et («sia l'una che l'altra»), ma sono lacerate da contraddizioni insanabili in un drammatico mwabsaut aut («o l'una o l'altra»).cite-ref-35[35]
In mwaceNietzsche analogamente, nonostante il suo confronto con Hegel sia raramente esplicitato nelle opere, prevale una radicale contestazione della dialettica hegeliana, da lui vista come una pretesa del pensiero di ridurre la caoticità della vita e del mondo entro categorie fisse e stabili. Nella sua mwacimwacmseconda considerazione inattuale Nietzsche fa esplicito riferimento alla filosofia hegeliana, imputandole la responsabilità di quella "idolatria del fatto", tanto diffusa nella cultura tedesca, che nel tentativo di categorizzare e insieme giustificare il processo storico annienta la forza vitale propria di ogni uomo, e in particolare la sua mwacqvolontà di potenza che sola può guidarne le azioni.
Marx ed Engels
Di tenore diverso furono le critiche di mwac0Marx,cite-ref-36[36] che anzi applicò la dialettica hegeliana alla mwadiStoria affermando che questa scaturisce dalla lotta dinamica fra gli opposti.cite-ref-37[37] Le contrapposizioni della realtà non trovano conciliazione in un principio mwadcsuperiore (come ad esempio Dio), ma nella storia stessa, il cui esito finale, secondo Marx, non trascende le umane vicende, ma è mwadgimmanente al raffronto dialettico tra le mwadkclassi sociali, e in particolare tra la "struttura" economica (costituita dai rapporti mwadomateriali di produzione) e la "sovrastruttura" (gli apparati mwadsculturali che ne occulterebbero la vera natura).
Questo modo di concepire la mwad0filosofia della storia prese il nome di mwad4materialismo storico, riformulato da mwad8Engels come mwaeamaterialismo dialettico.
Con mwaeiFriedrich Engels in particolare, il metodo dialettico hegeliano che Marx aveva inteso rimettere "con i piedi per terra", trasformandolo in uno strumento di lotta sociale e mwaemrivoluzionaria, trova un ulteriore campo di applicazione con la mwaeqDialettica della natura, da Engels enunciata ed elaborata ulteriormente nei suoi ultimi anni di vita.cite-ref-38[38]
Schopenhauer
In polemica col dibattito filosofico precedente, mwaesArthur Schopenhauer ha osservato che la mwaewlogica ricerca la verità, ma la dialettica si interessa solo del mwae0discorso. L'unica dialettica veramente importante è dunque la mwae4dialettica eristica, ossia l'arte di mwae8ottenere ragione. Secondo Schopenhauer è più importante vincere la mwafabattaglia verbale, specie davanti ad un pubblico, piuttosto che mwafedimostrare di aver ragione. Questo perché il pubblico potrebbe non essere interessato alla verità dell'argomento, ma solo allo scontro verbale, e quindi non avere la pazienza o la preparazione necessaria a seguire la mwafidimostrazione. Per ottenere ragione, e vincere lo scontro, è dunque lecito utilizzare ogni argomento a favore: a tal fine Schopenhauer elenca 38 metodi derivati dai classici.cite-ref-39[39]
Neoidealismo
Per mwafsBenedetto Croce la dialettica è essenzialmente storica, come in Hegel e Marx, ma il principio autentico della storia non è lo Spirito in sé, né la materia, bensì la mwafwlibertà, o meglio lo spirito in quanto pensiero umano che ricerca la libertà.
Gentile
A differenza di Benedetto Croce, fautore dello mwagumwagystoricismo mwagcassoluto o mwaggidealismo storicista, per cui tutta la realtà è mwagkstoria e non passaggio all'mwagoatto in senso mwagsaristotelico, mwagwGiovanni Gentile apprezza di mwag0Hegel non tanto l'orizzonte storicista, quanto l'impianto mwag4idealistico fondato sulla coscienza, ovvero l'assunzione della coscienza come principio del reale, posizione che lo avvicina a mwag8Fichte. Anche secondo Gentile vi è un errore, in Hegel, nella valutazione della dialettica, ma in modo diverso da Croce: Hegel avrebbe lasciato nella sua dialettica forti residui della dialettica del «pensato», ovvero quella del pensiero determinato e delle scienze. Per Gentile, invece, solo nel «pensare in atto» si esprime l'mwahaautocoscienza che tutto comprende, mentre il «pensato» è un fatto illusorio.cite-ref-fusaro-40-0[40]
L'mwahyattualismo di Gentile si propone pertanto di riformare la dialettica idealista, con l'aggiunta della teoria dell'mwahcatto puro e l'esplicazione del rapporto tra «logica del pensare» e «logica del pensato».cite-ref-41[41]
Teologia dialettica ed esistenzialismo
Come reazione agli esiti del mwah4panlogismo mwah8hegeliano, in ambito mwaiateologico sono prevalse nuove tendenze volte a riaffermare l'assoluta mwaietrascendenza di mwaiiDio, intendendolo secondo una terminologia ripresa da mwaimSøren Kierkegaard e mwaiqRudolf Otto come l'«infinita differenza qualitativa» e il mwaiumwaiytotalmente Altro rispetto all'uomo. La cosiddetta mwaicteologia dialettica, in cui si esprime questo indirizzo teologico a partire da mwaigKarl Barth, si premura di sottolineare che ci si può riferire a Dio solo «dialetticamente», cioè per contrapposizione, ossia unicamente riconoscendo l'insanabile contrasto esistente tra Lui e il mondo, per via dell'abissale alterità che sussiste tra queste due dimensioni. Il termine mwaikdialettica non va quindi inteso in senso hegeliano come conciliazione di tesi e antitesi in una sintesi comune, bensì al contrario nel suo originario significato mwaioneoplatonico, tipico della mwaisteologia negativa, basato sul criterio della mwaiwpolarità e della reciproca opposizione.
Il corrispettivo filosofico della teologia dialettica è la mwai4differenza ontologica, il divario fondamentale che per mwai8Heidegger sussiste fra l'mwajaente e l'mwajeEssere. Per Heidegger Dio si rivela anche e soprattutto nella mwajistoria, nel suo «darsi» nel mwajmtempo, ma il suo rivelarsi è al contempo un ritrarsi: come la mwajqluce che non vediamo direttamente, ma solo in quanto rende visibili gli oggetti, così l'Essere rimane nascosto dietro quel che fa apparire. Per via di questo nascondimento, l'Essere è stato progressivamente confuso con gli enti e reso dialettico. Già con mwajuPlatone avrebbe avuto inizio il tentativo di oggettivarlo, sebbene costui lo identificasse ancora con l'ente sommo situato al di sopra della dialettica. Con mwajyHegel infine si è avuto il culmine di quel modo di pensare che di fatto ha estromesso l'mwajcontologia dalla filosofia, sancendo il primato definitivo della mwajgmetafisica e del "sistema".cite-ref-42[42]
Sartre
Diverso dall'mwaj8esistenzialismo di Heidegger è quello di mwakaJean-Paul Sartre, filosofo di orientamento mwakeateo e mwakimarxista, la cui mwakmmwakqCritica della ragione dialettica segna la sua adesione mwakucomunismo, pur non essendo allineata alla dottrina mwakysovietica. Sartre riconosce all'uomo una mwakclibertà assoluta e incondizionata, che si esplica però in forma dialettica, la cui soggettività è cioè dipendente dall'oggettività socioambientale come suo "campo delle possibilità": una libertà così divenuta condizionata perché in rapporto a un ampio sottofondo di mwakgnecessità. Con l'assunzione teorica del mwakkmaterialismo storico marxiano, è il regno del "pratico-inerte" (l'essenza della materia) a imporsi, a dominare, a determinare la necessità e ad imporla anche all'uomo.cite-ref-43[43]
Sartre accetta pienamente il pensiero di mwak8Marx, ma non il mwalamaterialismo dialettico di mwaleEngels, che ha finito per risolversi in un mwalideterminismo a senso unico; prospettando l'evoluzione della natura e della storia verso un Fine, la dialettica marxista si è tramutata in un mwalmdogma, un sapere acritico, un mwalqassoluto mwaluin sé.cite-ref-44[44] La realtà dell'uomo è invece quella di essere un mwaloper sé, proiettato al di là di sé stesso, alla ricerca di un valore fondante che tuttavia non può trovare, essendo egli un Dio mancato.
Recentemente, alcuni pensatori post-sartriani come mwalwLucien Sève, Jean-Marie Brohm, hanno rimesso in auge la dialettica ma in maniera filosofica nello stretto quadro dell'azione umana, la mwal0prassi, rigettando la dialettica della natura positivista e l'esistenza di leggi scientifiche determinate naturalmente ed esistenti al di fuori dell'azione umana.cite-ref-45[45]
La dialettica negativa di Adorno
Un'interpretazione del mwamqmarxismo in chiave anti-mwamuteleologica è presente anche in mwamyTheodor Adorno,cite-ref-46[46] filosofo proveniente dalla mwamsscuola di Francoforte, per il quale la dialettica è da accogliere nella sua portata prettamente negativa, nel senso che va utilizzata per rendere manifeste le disarmonie che permeano il reale, e non deve cercare di auto-fondarsi.cite-ref-47[47]
Se intesa in tal senso, la dialettica può servire come chiave di comprensione delle contraddittorie dinamiche sociali che sono oggetto di studio della mwanesociologia, disciplina che Adorno tendeva a distinguere dalle mwaniscienze naturali per via della diversità del metodo adottato, il quale consisterebbe appunto in quello «dialettico» per la prima, e nella mwanmlogica deduttiva per le seconde. Questa distinzione condusse Adorno, in occasione del Congresso di mwanqTubinga del mwanu1961 sulla mwanyLogica delle scienze sociali, ad una polemica nei confronti dell'epistemologo mwancKarl Popper, il quale viceversa sosteneva l'impossibilità di affrontare le tematiche sociologiche con un mwangmetodo diverso da quello delle altre scienze. Popper respinse le accuse di essere un «mwankpositivista», sostenendo anzi di tenere in grande considerazione le mwanocontraddizioni e la loro portata negativa, ma contestava il fatto che tali contraddizioni possano essere accolte e accettate come un dato di fatto, cioè come immanenti alla mwansstoria, mentre in realtà dovrebbero servire a testimoniare l'mwanwincoerenza di una teoria e a mwan0falsificarla. Hegel e Marx invece, e così i loro epigoni come lo stesso Adorno, sostenendo che la realtà è intimamente contraddittoria, si sono sottratti ad ogni mwan4logica e quindi, al rischio stesso di poter essere confutati dai fatti.cite-ref-48[48]
Elenco per autori dei testi dedicati al metodo dialettico
Alcuni autori che hanno scritto trattati sulla Dialettica:
• mwaocAristotele (mwaogmwaokTopici)
• mwaosPietro Abelardo (mwaowmwao0Dialettica)
• mwao8Agostino d'Ippona (mwapaDe Dialectica)
• mwapiMarziano Capella (mwapmLe nozze di Filologia e Mercurio, Libro IV: mwapqLa Dialettica)
• mwapyGiovanni Buridano (mwapcSummulae de Dialectica)
• mwapkPietro Ramo (mwapoDialectica)
• mwapwLorenzo Valla (mwap0Repastinatio dialectice et philosophie)
• mwap8Rudolf Agricola (mwaqaDe Inventione Dialectica Libri Tres)
• mwaqiGeorg Wilhelm Friedrich Hegel (mwaqmmwaqqScienza della logica)
• mwaqyArthur Schopenhauer (mwaqcmwaqgL'arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi)
• mwaqoFriedrich Schleiermacher (mwaqsDialettica)
• mwaq0Friedrich Engels (mwaq4mwaq8Anti-Dühring, mwaraDialettica della natura)
• mwariJean-Paul Sartre (mwarmmwarqCritica della ragione dialettica)
• mwaryTheodor Adorno (mwarcmwargDialettica negativa)
Note
cite-note-11. ↑ Michel Fattal, mwar8Ricerche sul logos: da Omero a Plotino, a cura di Roberto Radice, pp. 109-110, Milano, Vita e Pensiero, 2005 ISBN 88-343-1152-3.
cite-note-22. ↑ Zenone di Elea sarebbe stato pertanto annoverato da Aristotele come l'iniziatore della dialettica, stando alla testimonianza di mwasqSesto Empirico (mwasuAdversus mathematicos, VII, 6-7) e di mwasyDiogene Laerzio (mwascVite dei filosofi, VIII, 2, 57; IX, 5, 25).
cite-note-33. ↑ «Socrate, quando voleva risolvere una questione, procedeva discutendo sulla base di principi da tutti gli uditori concordemente accettati (anche se da Socrate eventualmente non condivisi) e da essi partiva per trarre le sue conclusioni. [...] Questo modo di procedere di Socrate si spiega perfettamente soltanto tenendo presente la funzione mwassprotrettica della sua dialettica» (G. Reale, mwaswIl pensiero antico, pag. 102, Milano, Vita e Pensiero, 2001 ISBN 88-343-0700-3).
cite-note-44. ↑ Platone, mwateEutifrone, 5, c-d.
cite-note-55. ↑ «Il metodo di Socrate [...] è quello della "maieutica" o "mwatuostetricia" spirituale: egli non sa procreare la verità, ma sa aiutare gli altri a metterla alla luce, con l'esercizio dialettico della domanda e della risposta» (dall'enciclopedia mwatyTreccani, alla voce «Socrate»).
cite-note-66. ↑ Mario Montuori, mwatomwatsSocrate, fisiologia di un mito, p. 98, Milano, Vita e Pensiero, 1998 ISBN 88-343-0068-8.
cite-note-77. ↑ «La metafora in questione riflette felicemente il carattere dei dialoghi socratici, inconcepibili senza una sincera fede nella possibilità di portare alla luce il vero. In questa fede risiede del resto la morale di Socrate, la quale di fatto ha un nucleo ben saldo in quella stessa concezione della dipendenza della virtù dal sapere che ne costituisce, secondo le fonti, la più evidente caratteristica» (dall'enciclopedia mwauaTreccani, alla voce «Socrate»).
cite-note-88. ↑ L'unico tentativo di definizione lo si trova nel mwauqmwauuFedro, dove la dialettica viene assimilata a due procedimenti contrapposti ma complementari. Il primo è «abbracciare in uno sguardo d'insieme e ricondurre ad un'unica forma ciò che è molteplice e disseminato affinché, definendo ciascun aspetto, si attinga chiarezza intorno a ciò di cui si intenda ogni volta insegnare»; l'altro «consiste nella capacità di smembrare l'oggetto in specie, seguendo le nervature naturali, guardandosi dal lacerarne alcuna parte come potrebbe fare un cattivo macellaio» (Platone, mwauyFedro 265 d-e).
cite-note-1212. ↑ mwav4Diogene Laerzio, mwav8Vite e dottrine dei filosofi, VII, 62.
cite-note-1313. ↑ Diogene Laerzio, mwawmIbid., VII, 76 - 81.
cite-note-1414. ↑ Trad. di Giuseppe Faggin, mwawcLa presenza divina, Messina-Firenze, D'Anna, 1971.
cite-note-1515. ↑ «Alla base di questa dialettica di negazione sta non ciò che si potrebbe credere la pura indeterminatezza, ma piuttosto la pienezza dell'Essere, che non va confuso con nessun altro, pure possedendo in sé le note positive di ogni essere, ma in modo supremo» (Luigi Pelloux, mwawsL'assoluto nella dottrina di Plotino, pag. 165, Milano, Vita e Pensiero, 1994 ISBN 88-343-0560-4).
cite-note-1616. ↑ Plotino, mwaxaEnneadi, I, 8, 6, che è a sua volta una citazione da Platone, mwaxeTeeteto, 176 a.
cite-note-1717. ↑ Plotino, mwaxuEnneadi, V, 3.
cite-note-1818. ↑ Per Plotino infatti la dialettica, che procede «con scienza riguardo ad ogni realtà, e non per opinione», non solo permea di sé lo sviluppo del pensiero, ma «attiene alle realtà stesse, e insieme ai teoremi possiede la realtà» (mwaxkEnneadi, I, 3, 4-5).
cite-note-1919. ↑ mwax0Enneadi, I, 3, 5.
cite-note-enn-i-3-4-2020. ↑ mwaymEnn., I, 3, 4.
cite-note-2121. ↑ Cfr. ad esempio il mwaycDe Magistro di Agostino (§ 19-31).
cite-note-2222. ↑ All'attività e alle opere di Boezio (quali ad esempio mwaysDe divisione, mwaywDe topicis differentiis, le mway0Categorie e il mway4De interpretatione di Aristotele) si deve in particolare la fondazione della strumentazione dialettica utilizzata dagli scolastici.
cite-note-2323. ↑ Inos Biffi, André Cantin, Costante Marabelli, mwaziLa fioritura della dialettica X-XII secolo, Milano, Jaca Book, 2008 ISBN 978-88-16-40819-7.
cite-note-2424. ↑ Kant, mwazcCritica della ragion pura, in mwazgDialettica trascendentale, I, 102 - II, 288, Laterza, Bari 1977.
cite-note-2525. ↑ Fichte, mwazwDottrina della scienza (1794).
cite-note-2626. ↑ Sequenza che sarà ripresa da mwa0aHegel (al quale secondo Gustav E. Mueller verrà attribuita impropriamente, "The Hegel Legend of 'Thesis-Antithesis-Synthesis'," in mwa0eJournal of the History of Ideas, 19, 1958, pp. 411-414). Fichte nella prima edizione del 1794 della mwa0iDottrina della scienza (mwa0mWissenschaftslehre) scriveva: "7. Quanto poco è possibile l’antitesi senza sintesi o la sintesi senza antitesi, così altrettanto poco sono entrambe possibili senza la tesi, senza un porre assoluto, mediante il quale un A (l’Io) non è posto come uguale a nessun altro e a nessun altro opposto, ma è posto solo assolutamente. Riferita al nostro sistema, la tesi dà saldezza e completezza al tutto: esso dev’essere uno e un solo sistema." mwa0qParte prima. Principi dell’intera dottrina della scienza, § 3. Terzo principio, condizionato secondo la sua forma.
cite-note-2727. ↑ Schelling, mwa0gSistema dell'idealismo trascendentale (1800).
cite-note-2828. ↑ Si trattava di quella dialettica negativa che conduceva al «nascondimento» di Dio, così come la luce si nasconde in ciò che essa illumina (non la vediamo mai direttamente, ma solo in quanto rende visibile il mondo): concetto ripreso da mwa0wHeidegger che parlerà di mwa00mwa04epoché o «sospensione» dell'mwa08Essere, che nel «darsi» si nasconde (cfr. Heidegger, mwa1aSentieri interrotti, Firenze, La Nuova Italia, 1968, p. 314).
cite-note-291. Nel formulare la sua mwa1qLogica, Hegel respingeva come irrazionale qualsiasi forma di trascendenza o di concetto mwa1ua priori che non potesse essere a sua volta dimostrato, e costruì pertanto una dialettica a spirale dove ogni princìpio iniziale trovi giustificazione, su un piano immanente, alla fine del percorso dimostrativo, in una sintesi che è l'avvio di un ulteriore circolo. Gli studi condotti da mwa1yGödel nel XX secolo hanno tuttavia dimostrato l'inconsistenza logica dei ragionamenti circolari, in cui si presume che la verità del sistema possa essere dimostrata dall'interno del sistema stesso (cfr. mwa1cmwa1gTeoremi di incompletezza).
cite-note-3030. ↑ Il fatto che X venga mwa1wconosciuto grazie al rapporto con Y (e viceversa), fu cioè interpretato da Hegel come se X possa mwa10esistere grazie al rapporto con Y (e viceversa).
cite-note-3131. ↑ mwa2eUgo Spirito, mwa2iInizio di una nuova epoca, pag. 242, G.C. Sansoni, 1961.
cite-note-3232. ↑ La triade mwa2yAn Sich (in sé), mwa2cFür Sich (per sé), e mwa2gAn Sich und Für Sich (in sé e per sé) sarebbe stata divulgata come «tesi», «antitesi» e «sintesi» dal filosofo Heinrich Moritz Chalybäus (1796-1862), mwa2oHistorische Entwicklung der spekulativen Philosophie von Kant bis Hegel, Dresden-Leipzig (1837), p. 367 della quarta edizione (1848).
cite-note-3333. ↑ Hegel, mwa24Scienza della logica (1812).
cite-note-3434. ↑ Schelling, mwa3iFilosofia della Rivelazione (1854).
cite-note-3636. ↑ Marx si dichiarò sempre allievo di Hegel.
cite-note-3737. ↑ mwa34Liberi contro mwa38schiavi, mwa4apatrizi contro mwa4eplebei, mwa4ibaroni contro mwa4mservi della gleba, mwa4qmembri di corporazioni contro mwa4uartigiani, mwa4ynobili contro mwa4cborghesi, ed infine borghesi contro mwa4gproletari: «in breve oppressore ed oppresso» (K. Marx, F. Engels, mwa4kManifesto del Partito comunista, 1848).
cite-note-3838. ↑ Tra le altre cose, Engels paragonò la dialettica marxista della storia alla scoperta della mwa40selezione naturale dell'mwa44evoluzione mwa48darwiniana (Gustav Mayer, mwa5aFriedrich Engels, Torino, Einaudi, 1969, p. 247).
cite-note-3939. ↑ Gli appunti di Schopenhauer sull'argomento sono stati raccolti postumi nel libretto mwa5qL'arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi (Adelphi, 1991 ISBN 88-459-0856-9).
cite-note-fusaro-4040. ↑ mwa5kDiego Fusaro (a cura di), mwa5oGiovanni Gentile.
cite-note-4141. ↑ mwa54Sull'importanza della riforma della dialettica idealista di matrice hegeliana in Gentile, si veda quest'intervista a Gennaro Sasso mwa58Archiviatomwa6a il 20 maggio 2011 in mwa6eInternet Archivemwa6i.. L'intervista è compresa nell'Enciclopedia Multimediale delle Scienza Filosofiche.
cite-note-4242. ↑ Heidegger, mwa6cIdentität und Differenz (mwa6gIdentità e differenza), Neske, Pfullingen 1957.
cite-note-4343. ↑ «Non è né nell'attività dell'organismo isolato e né nella successione dei fatti fisico-chimici che la necessità si manifesta: il regno della necessità è il dominio, reale, ma ancora astratto dalla storia, dove la materialità inorganica si chiude sulla molteplicità degli uomini e trasforma i produttori nei loro prodotti. La necessità, come limite nel seno della libertà, come evidenza accecante e come momento del rovesciamento della mwa6wpraxis in attività mwa60pratico-inerte diventa, dopo la caduta dell'uomo nella società seriale, la struttura stessa di tutti i processi di serialità, quindi la modalità della loro assenza nella presenza e di una evidenza svuotata» (J.P. Sartre, mwa64Critique de la raison dialectique, Parigi, Gallimard, 1960, pp. 375-376).
cite-note-4444. ↑ mwa7iDario Antiseri, mwa7mGiovanni Reale, mwa7qStoria della filosofia: fenomenologia, esistenzialismo, filosofia analitica e nuove teologie, vol. 10, parte II, Bompiani, 2008.
cite-note-4545. ↑ Tra gli altri sono da citare mwa7gJohn S. Haldane, mwa7kRichard Lewontin e mwa7oStephen Jay Gould, nell’ambito della biologia e dell’evoluzione, così come Bertell Ollman e Pascal Charbonnat in un quadro epistemologico: nel secondo dopoguerra del secolo XX questi scienziati (a cui vanno aggiunti mwa7wAlexandre Zinoviev in Russia e Patrick Tort in Francia) riconoscerebbero apertamente la dialettica nei loro studi e come un oggetto degno di ricerca. L’obiezione sartriana contro la dialettica nelle scienze procederebbe dalla tradizione cartesiana (dell’opposizione tra mwa74res cogitans e mwa78res extensa) che viene a riflettersi nella distinzione dei due ambiti sartriani dell’essere (per-sé e in-sé). La difficoltà allora s’incontrerebbe nella relazione tra di essi, che mwa8aDescartes risolveva con la mwa8eghiandola pineale, luogo di comunicazione e di unione del corpo e dell’anima; mentre Sartre fa in modo che la coscienza assuma il mondo secondo la sua propria finalità. Il problema sarebbe nel fatto che entrambi – coscienza e mondo – si basano in Descartes e Sartre su un materialismo meccanicistico secondo il quale il movimento deve essere introdotto nei fenomeni (naturali o di coscienza) dall’esterno. Questa è l’origine di un mwa8ifinalismo o di una mwa8mteleologia che subordina e vincola le cause naturali a una finalità trascendente. Tuttavia, al contrario, la pratica scientifica attuale integra in termini di mwa8qcausalità naturale ogni spiegazione finalistica. In questo senso sarebbe indicativa la recente opera di Évariste Sanchez-Palencia, (mwa8yPasseggiata dialettica tra le scienze, trad. it. di F. Contento, Milano, Unicopli, 2018), in cui viene sviluppata una visione dialettica nelle scienze in relazione con la teoria matematica dei mwa8csistemi dinamici.
cite-note-4646. ↑ mwa8smwa8wmwa80Cfr. Intervista a Giuseppe Bedeschi, nella collezione dellmwa84'mwa88Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche., su mwa9aemsf.rai.it. mwa9eURL consultato il 9 gennaio 2015 mwa9i(archiviato dall'mwa9murl originale il 19 dicembre 2014).
cite-note-4747. ↑ Theodor W. Adorno, mwa9cNegative Dialektik, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1966, trad. it. di P. Lauro, mwa9gDialettica negativa, introduzione e cura di S. Petrucciani, Torino, Einaudi, 2004.
cite-note-4848. ↑ Per un resoconto degli interventi e degli esiti del confronto tra Popper e Adorno svoltosi al convegno di Tubinga nell'ottobre 1961, cfr. Adorno, Popper, Dahrendorf, Habermas, Albert, Pilot, mwa9wDialettica e positivismo in sociologia, Torino, Einaudi, 1972.
Bibliografia
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• mwa-kAgostino d'Ippona, mwa-oIl maestro e la parola. Il maestro, la dialettica, la retorica, la grammatica. Testo latino a fronte, a cura di M. Bettetini, Bompiani, 2004 ISBN 88-452-3271-9
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• Elena Gritti, mwbakProclo. Dialettica, anima, esegesi, LED edizioni universitarie, 2008 ISBN 88-7916-385-X
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• Maurizio Migliori, mwbceDialettica e verità. Commentario filosofico al «Parmenide» di Platone, Vita e Pensiero, 2000 ISBN 88-343-0289-3
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• Valerio Verra, mwbdomwbdsDialettica e filosofia in Plotino, Vita e Pensiero, Milano 1993 ISBN 88-343-0547-7
• Valerio Verra, mwbd4La dialettica nel pensiero contemporaneo, Il Mulino, Bologna 1976
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itdialettica, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-filosofiadialettica, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefbritannica-com(EN) Dialectic / dialectic / dialectical method, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Dialettica, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• citerefsep-hegel-dialectics(EN) Julie E. Maybee, Hegel's Dialectics, in Edward N. Zalta (a cura di), Stanford Encyclopedia of Philosophy, Center for the Study of Language and Information (CSLI), Università di Stanford.